Sentiamo sempre troppo spesso parlare di cervelli italiani in fuga all’estero, ma non questa volta.
Questa volta restiamo a casa.

A raccontare la storia a Close-Up Engineering è il Dr. Andrea Marini, ricercatore all’Università di Udine, che si occupa di neuroscienze cognitive e psicologia del linguaggio e della comunicazione; all’Università insegna e dirige il Language Lab, un laboratorio dedicato all’analisi degli aspetti neurobiologici del linguaggio.
Collabora, inoltre, con due enti: il MEDEA ( un istituto di ricerca e cura a carattere scientifico) e la Scuola Provinciale Superiore di Sanità in Provincia di Bolzano.

La storia che vi riportiamo, che è stata pubblicata nella prestigiosa rivista internazionale “Brain and Language” oltre ad essere unica nel suo genere a livello mondiale è anche un punto di partenza per quanto riguarda la riabilitazione di soggetti affetti da afasia( cioè l’incapacità di esprimersi mediante la parola o la scrittura) e da disturbi cognitivi.

Il protagonista è un ragazzo rumeno di 19 anni ( che chiameremo Alex per motivi di privacy), che all’età di 7 anni si trasferisce in Italia, a Cuneo, dove mantiene la lingua rumena e impara anche quella italiana a scuola.
Si tratta quindi di un paziente perfettamente bilingue, che nel 2009 in seguito ad un grave incidente automobilistico ha riportato un trauma cranico molto severo, in seguito al quale cade in coma per un mese; contestualmente si manifesta nel suo emisfero sinistro una eccezionale dilatazione ventricolare, nell’arco di 3 mesi.
Sostanzialmente, perde l’emisfero sinistro.

 

I due emisferi con le rispettive funzioni
I due emisferi con le rispettive funzioni
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Ciò ha comportato l’incapacità nel parlare e nella coordinazione dei movimenti, in quanto ha inizialmente manifestato una tetraparesi spastica, che si è poi evoluta in una emiparesi destra (ovvero per lui era impossibile controllare e muovere la parte destra del suo corpo); questa condizione lo accompagnerà per tutto il periodo di ospedalizzazione post coma.

“Prima di poter essere sottoposto ad una valutazione cognitiva”

racconta il Dr. Marini

“deve passare un anno e mezzo, e nonostante questo tempo ancora non è in grado di eseguire molti test.”

Due anni dopo l’incidente, quindi nel 2011, Alex entra nel centro Puzzle, un centro di riabilitazione a Torino per persone con trauma cranico e gravi cerebrolesioni acquisite, in cui viene sottoposto ad un programma riabilitativo molto intenso e prestante. Nel centro trascorre inizialmente 3 giorni alla settimana dalle 9 di mattina fino alle 5 del pomeriggio fino al 2014 e poi 2 giorni alla settimana, sempre nello stesso orario, fino all’inizio del 2016.

Il processo di recupero di Alex è stato quindi a 360°, comprendendo una riabilitazione da quella motoria a quella cognitiva, con riabilitazione linguistica tradizionale, sperimentale e terapie conversazionali, non fermandosi solo all’aspetto linguistico di base, come ripetere parole o frasi, ma è stato tutto contestualizzato, compreso il tono della voce.

In particolare modo, il Dr. Marini ci ha spiegato che per la riabilitazione sperimentale

“è stato utilizzato anche un programma che si chiama IMITAF, sviluppato dalla Dott.ssa Zettin del centro Puzzle, che consiste nel far vedere ripetutamente al paziente dei videoclip in cui persone producono frasi e loro devono ripeterle molte volte; si basa dunque molto sull’imitazione di quello che loro osservano.”

“La riabilitazione linguistica è stata effettuata solamente in lingua italiana e nel 2014 è stato chiesto ad una collega rumena di verificare il livello di afasia della lingua rumena nel ragazzo. Ciò che ne è derivato è che il recupero è stato speculare per la lingua rumena, che non era stata trattata.”

racconta sempre il Dr. Marini.
Questo è stato il punto di svolta, ovvero che entrambe le lingue sono state recuperate dall’emisfero destro, pur avendo lavorato solo su una delle due, incentivato dal fatto che il cervello di un ragazzo di 19 anni è già considerato adulto e cristallizzato, quindi alcune abilità siano già fissate.
Per accertarsi di quanto stessero osservando, Alex è stato sottoposto ad un esperimento di Risonanza Magnetica Funzionale, ovvero una tecnica che permette di visualizzare le parti del cervello che si attivano nell’istante in cui si sta compiendo un’azione.
Nel caso particolare, mentre Alex cercava di generare dei verbi nell’una o nell’altra lingua è stato osservata l’attivazione di un epicentro nel lobo temporale destro che si manifestava in modo simile per entrambe le lingue; era avvenuto un vero proprio passaggio di informazioni dall’emisfero sinistro a quello destro.

Un grande successo scientifico è stato dato sicuramente dallo straordinario recupero del ragazzo, il quale al giorno d’oggi riesce a camminare con l’uso di un bastone ( considerata l’emiparesi è un grande traguardo), ha partecipato ad una rappresentazione teatrale e si è iscritto a lezioni di canto: prova che forza di volontà del soggetto, supporto della famiglia e un lavoro costante e accurato possono dare grandissimi risultati. Ma non solo.

L’impatto a livello scientifico deriva dal fatto che, nonostante sia assodato da oltre 20 anni che l’emisfero sinistro non sia necessariamente l’unico centro per la elaborazione di parole e frasi, non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo nel recupero linguistico in pazienti con afasia.

Come ci spiega il Dr. Marini, ci sono 3 approcci teorici al riguardo:

  1. se si verifica una lesione intorno all’emisfero sinistro, le parti intorno alla lesione con la riabilitazione si prenderebbero carico dell’area lesionata: in altre parole, l’emisfero sinistro, da solo, permetterebbe il recupero linguistico;

2. l’emisfero destro svolgerebbe un ruolo molto importante per il recupero linguistico;

3. l’emisfero destro sarebbe poco efficiente dal punto di vista linguistico, tanto che inibirebbe e intralcerebbe il recupero da parte dell’emisfero sinistro, come se fosse un elemento interferente nel recupero.

Con ciò che è emerso da questo studio riabilitativo, è apparso chiaro che l’emisfero destro è implicato nel recupero del linguaggio.

“La domanda che ci poniamo e a cui vogliamo dare delle risposte”

continua il Dr. Marini

“consiste nel sapere cosa potrebbe succedere se ad un paziente con ictus fosse stimolata la parte linguistica dell’emisfero destro del cervello. Ci sono in letteratura alcuni studi iniziali che affermano che l’emisfero destro possa aiutare, altri che dicono il contrario, ma c’è ancora della confusione al momento.”

Il grande traguardo raggiunto si è raggiungo non senza imprevisti:

“Come mi è stato confermato dalla Dott.ssa Zettin, i colleghi del centro Puzzle avrebbero dovuto interrompere la riabilitazione perché il servizio sanitario italiano, avendo ipotizzato che il ragazzo non avrebbe più potuto recuperare, ha tagliato i fondi. Hanno deciso di continuare in modo gratuito perché era davvero un caso unico e la cosa è stata positiva.”

Per il futuro, l’intenzione è di collaborare con il centro Puzzle per

“sviluppare nuovi protocolli sperimentali, già in uso anche in altre strutture come la Fondazione Santa Lucia di Roma, volti ad eccitare parti della corteccia dell’emisfero destro con l’obiettivo di valutare il suo ruolo nel recupero linguistico anche in pazienti con danni vascolari, ad esempio ictus”.

Il Dr. Marini conclude asserendo che:

“forse vale la pena fare esperimenti su un’ampia coorte di pazienti, in cui andando a stimolare aree dell’emisfero destro e unendolo ad una riabilitazione intensa, si possa migliorare la qualità di vita di chi si imbatte in queste problematiche.”

1 COMMENT

  1. Il commento è d’obbligo, visto anche il coinvolgimento personale; il “trucco”, permettetemi il termine, stà nella trilogia motivazione/impegno/famiglia su ambedue i fronti.
    Ora sarebbe doveroso coinvolgere il/i personaggio/i che hanno tagliato i fondi con la retorica di chi sà tutto; andate e spiegate che forse dovrebbero cambiare lavoro … prima che un’ ictus li colpisca.
    Complimenti per i risultati conseguiti: un ultima cosa, avete parlato di ampliare il campo di ricerca, vi assicuro che il sottoscritto è un “ottimo campo di ricerca”.

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