Sicuramente ricorderete l’iconica scena dell’episodio V (The Empire Strikes Back) della saga di Star Wars, lo scontro tra Luke Skywalker e suo padre, Darth Vader. In quell’occasione Luke perde la sua mano destra, in seguito sostituita con una fantascientifica protesi robotica. A questo si ispira il nome scelto per la protesi all’avanguardia che ha permesso a Keven Walgamott, 14 anni dopo l’amputazione della mano e parte del braccio dovuti ad un incidente elettrico, di percepire nuovamente la sensazione del tatto.

Quando ho provato ad afferrare qualcosa, potevo sentire afferrarla. Quando ho pensato di spostare questo o quel dito, si muoveva quasi subito“, afferma Walgamott. “Non so come descriverlo se non che è come se avessi di nuovo una mano.”

 Un approccio che imita la biologia

Protesi LUKE
In questo esperimento viene mostrata la capacità della mano di distinguere una spugna morbida dalla plastica dura
Credits: University of Utah

Keven Walgamott, un agente immobiliare dello Utah, si è offerto volontario un anno fa per il programma sperimentale, portato avanti dalla University of Utah, che prevedeva la realizzazione di un braccio robotico in cui mano e dita sarebbero state controllate direttamente dai nervi dell’amputato e che riuscisse a ripristinare il senso del tatto. La prima fase dei test ha coinvolto una simulazione di “tocco” virtuale ottenuta con il collegamento degli elettrodi impiantati chirurgicamente nel braccio di Walgamott ad un computer, per una sorta di preparazione alla protesi. Da qui è iniziato il percorso di 14 mesi duranti i quali Walgamott è riuscito a toccare e manipolare vari oggetti con il braccio robotico.

Nel corso degli studi effettuati è stato osservato come l’aggiunta della sensazione tattile alla protesi migliori sensibilmente la capacità motoria rispetto a quelle tradizionali e che riduca il dolore dovuto a quella che è chiamata sindrome dellarto fantasma, ovvero l’anomala percezione di persistenza dell’arto amputato, oltre a creare un maggiore senso di proprietà sulla mano artificiale.

L’approccio utilizzato dal gruppo di ricerca si basa su un dispositivo chiamato Utah Slanted Electrode Array, che impiantato direttamente sui nervi del braccio, consente, insieme agli elettrodi posizionati sui muscoli, di controllare la protesi. Questa tecnologia permette, inoltre, di trasmettere i segnali tattili direttamente al sistema nervoso del soggetto, creando una sorta di “sistema ad anello” tra movimento e feedback sensoriale, come avviene normalmente nel corpo umano.

I risultati

Walgamott ha affermato di essere tornato a compiere buona parte dei comuni compiti quotidiani come afferrare un uovo o un chicco d’uva senza romperli ed addirittura di mettere la federa ad un cuscino in competa autonomia.

“Basta prendere un cuscino in una mano e mettere la federa con l’altra. So che sembra semplice, ma è sorprendente. “

Questo progetto fa parte del programma neuroprotesico HAPTIX, finanziato dalla statunitense DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency). Il braccio robotico utilizzato dai ricercatori della University of Utah è invece stato realizzato dalla compagnia DEKA.

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