Articolo di Eliana Streppa

 

 

Prima di cominciare a parlare delle possibilità lavorative che abbiamo in Italia, bisogna partire sottolineando una cosa: dobbiamo tenere in considerazione l’epoca nella quale ci troviamo.

Seppure possa sembrare una considerazione banale, è un qualcosa che sembra sfuggire alle persone. Siamo in un epoca nella quale non esistono più garanzie, o almeno non come erano abituati i lavoratori della generazione dei nostri genitori.

Di conseguenza siamo costretti a sviluppare e mantenere nel tempo una certa elasticità mentale, che deve rimanere anche nel momento in cui scegliamo che tipo di lavoro intraprendere: poiché nessuna scelta è una trappola, fossilizzarsi su un settore specifico potrebbe essere un suicidio lavorativo.
L’Ingegneria Biomedica si sviluppa in tre gruppi:
– Ingegneria Clinica;
– Tecnologie Biomediche;
– Tecnico Commerciale e Manageriale.
Il primo gruppo si riferisce al lavoro che un Ingegnere Biomedico (o Clinico, in questo caso) è chiamato a fare all’interno di una struttura ospedaliera, che può andare dalla gestione di tutti i macchinari medicali/dispositivi medici (ad esempio essere in grado di scegliere tra due dispositivi medici quello più adatto oppure capire se un dispositivo medico va solo aggiustato o se va sostituito completamente), fino all’organizzazione/progettazione delle sale operatorie, degli ambienti dedicati a RX, MRI e TC e, in generale, anche degli ambienti di degenza.

robotica medica
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Il secondo gruppo si sviluppa in vari sottogruppi: Neuroingegneria, Robotica Biomedicale, Dispositivi Medici, Nanotecologie, Biomateriali, Ingegneria Tissutale, ecc.

 

 

Il terzo gruppo riguarda l’aspetto di vendita dei dispositivi medici: una figura professionale molto richiesta in Italia, ad esempio, è il rappresentate di dispositivi medici, che si occupa ad esempio di presentare alla struttura ospedaliera il prodotto da vendere.
Com’è facile immaginare, quindi, l’Ingegneria Biomedica si può articolare in vari modi ed è per questo che focalizzarsi e impuntarsi solo su una cosa specifica potrebbe essere controproducente.

Inoltre, quando si inizia il percorso accademico difficilmente si ha una visione d’insieme concreta, quindi potrebbe capitare di partire concentrati su un certo lavoro che ci piacerebbe fare, per poi scoprire nel corso di studi qualcosa che ci attrae di più. 
Oppure potrebbe capitare che, una volta arrivati alla fine del nostro percorso di studi, potremmo avere esigenze diverse rispetto a quando abbiamo iniziato.

L’ingegnere biomedico resta una figura professionale tra le più ricercate in Europa e si classifica 27° nella classifica americana “The 100 Best Jobs”, con uno salario medio annuo di $86.950 e un tasso di disoccupazione che si aggira attorno al 2,6%.
Tutto sembra, quindi, invogliare i neodiplomati ad intraprendere la carriera universitaria in questo settore.

biomedical engineering work application
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Solo che quando ci si avvicina al traguardo finale, gli studenti hanno come unico appoggio iniziale al mondo del lavoro il professore scelto come relatore per la Tesi. 
Per i tirocini ci si inserisce più facilmente in contesti di aziende ospedaliere pubbliche, oppure si va direttamente all’estero, ma chi volesse restare nel proprio Paese, magari nella propria città, da dove comincia a cercare?

Probabilmente, a seguito di questa domanda, si sarà palesata nella vostra testa una parola, avvolta da una nebbiolina scintillante: “conoscenze”.

Quante volte abbiamo sentito dire che in Italia si va avanti solo a conoscenze (e raccomandazioni)?
Da un certo punto di vista il discorso delle conoscenze ha senso: se lavoro dentro un’azienda alla quale serve una certa figura professionale e io so che una persona a me vicina è brava in quel lavoro e sta cercando un posto, ci può stare che le dica di venire a fare un colloquio (che probabilmente farà con il responsabile delle risorse umane dell’azienda).

Può capitare anche che scegliamo un settore lavorativo, ma che nessuno dei conoscenti sia in grado di indirizzarci da nessuna parte.

Che fare in questo caso?
Per cominciare a fare il punto della situazione, ho creato un thread sul forum di Ingegneria Biomedica su Mindebug.

L’idea è quella di creare una lista di aziende italiane (specificando la città e l’ambito) in modo da far luce su questo sottobosco di aziende che esistono, ma che conoscono in pochi.

Siete tutti invitati a partecipare alla stesura di questa lista: potete iscrivervi a Mindebug oppure indicarle a noi.
In questo Paese sappiamo tutti cosa va male (e quanto), però insieme forse possiamo modificare quest’andamento.

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