“Su questa esperienza, su questa “spina dorsale”, è potuta nascere Genenta Science.”

Il biotech italiano si fa largo tra la folla, conquistando un colosso americano, Amgen, con sede a Thousand Oaks, in California.

Amgen è la più grande biotech indipendente al mondo, capitalizza in borsa a 130 miliardi di dollari e che fattura 20 miliardi.

Di recente è nata una nuova collaborazione tra Amgen e Genenta, per sviluppare un progetto di ricerca che coinvolga la terapia genica delle staminali ematopoietiche (ovvero quelle cellule che danno origine a tutte le cellule del sangue) nella cura contro cancro.
Genenta vanta inoltre una una partnership con la società Molmed, una società di biotecnologie che, per la start-up italiana, si occupa del manufacturing.

La Genenta

Genenta Scinece è uno spin-out dell’Ospedale San Raffaele di Milano, centro competitivo a livello mondiale per la ricerca, in particolare per la terapia cellulare e genica, dove viene appunto svolta l’attività di ricerca.

Genenta è il terminale di oltre venti anni di ricerca.

Spiega a Close-Up Engineering Pierluigi Paracchi, Chairman e CEO della Genenta.

Pierluigi Paracchi, Chairman e CEO della Genenta.
Pierluigi Paracchi, Chairman e CEO della Genenta.
news.you-ng.it

Insieme al CEO, Genenta Science fu co-fondata dal Prof. Luigi Naldini, che a metà degli anni ’90 fu pioniere nelle ricerche sui vettori virali e fu il primo che “addomesticò”, per così dire, il virus dell’HIV, trasformandolo in un efficace e sicuro vettore di geni terapeutici.
Dopo il rientro di Naldini in Italia, al San Raffaele furono eseguite le prime sperimentazioni con terapia genica per curare bambini affetti da malattie rare e si ottennero, così, i primi risultati.

Grazie all’alleanza tra la società farmaceutica Glaxo (GSK) e il San Raffaele Telethon Institute for Gene Therpay – SR-TIGET è stata ottenuta l’autorizzazione alla commercializzazione della prima terapia genica ex-vivo (con ingegnerizzazione delle cellule fuori dal paziente) al mondo.

Continua il CEO

Su questa esperienza, su questa “spina dorsale”, è potuta nascere Genenta Science.

La società biotecnologica si pone come obiettivo il poter curare i tumori adottando una strategia diversa, che si basa sulla modifica delle cellule staminali del sangue attraverso un vettore virale, per creare, nella progenie, proteine terapeutiche in grado di inibire le cellule tumorali.

Fondata la società a luglio 2014, abbiamo completato un aumento di capitale da 10 milioni di Euro a marzo 2015. Da allora portiamo avanti le nostre ricerche e lo sviluppo della terapia.

La collaborazione tra Genenta, OSR e Amgen porterà dunque un enorme valore aggiunto in termini di risorse e capacità, tanto che consentirà di valutare in maniera rigorosa il potenziale della nuova strategia terapeutica in ambito oncologico.

Nel breve termine l’azienda biotecnologica è orientata a terminare gli studi preparatori per l’ingresso in clinica: studi di tossicologia, sicurezza e biodistribuzione, in parallelo alla fase di produzione dei vettori virali.
Nel medio termine, contiamo di iniziare la fase clinica su pazienti affetti da mieloma multiplo, un tumore del sangue.
Nel lungo, puntiamo ad allargare l’utilizzo della piattaforma andando ad aggredire i tumori solidi.

E’ innegabile che il biotech italiano stia vivendo un periodo di grandissimo sviluppo, nonché di riconoscimento.

Prima la stagione delle grandi exit, della creazione di valore per investitori, ricercatori e imprenditori. Stagione di consacrazione della qualità della ricerca fatta in Italia.
Tra il 2012 e il 2014 ci sono state le acquisizioni di Okairos, EOS, Nogra Pharma, e le quotazioni di AAA e Intercept.
Nel complesso il biotech italiano ha creato valore per oltre 7 miliardi di dollari. In un perido che verrà ricordato come di crisi economica mondiale.

Continua il CEO

Ora, esperienze come quella di Genenta, la nascita del primo gruppo di business angel dedicati al biotech – IAB, e lo sbarco di fondi di venture capital
intenzionali, stanno gettando le basi per una seconda onda di sviluppo.

E’ un momento in cui molti investitori, anche privati, stanno investendo in un
settore di grande potenzialità e dove l’Italia può contare su un chiaro vantaggio
competitivo.

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