Neurochirurgia
Neurochirurgia. PH: i.ytimg.com

COS’è IL PARKINSON?

Il morbo di Parkinson (MP) è una malattia neurodegenerativa, con cause genetiche (circa il 20% dei pazienti ha una presenza in famiglia della malattia) o ambientali (anche lavorative), che progredisce lentamente e appartiene ad un gruppo di malattie associate al disturbo del movimento.
Storicamente era già presente nell’antica Grecia e lo stesso Ippocrate ne annotò i sintomi più evidenti, cioè tremori continui e inarrestabili; solo nel 1817 se ne ebbe la descrizione completa da James Parkinson, che definì la malattia “paralisi agitante”.

I sintomi che accompagnano i tremori continui sono bradicinesia, cioè lentezza in movimenti automatici e acinesia, ovvero la difficoltà nell’iniziare i movimenti spontanei, oltre che perdita di equilibrio.

Parkinson's Disease Health Center
Parkinson’s Disease Health Center.
www.webmd.com

La parte del cervello coinvolta nella malattia del Parkinson è una delle aree più
profonde, dove risiedono i gangli (nuclei caudato, putamen e pallido) che monitorano il corretto funzionamento dei movimenti.
Il morbo deriva sostanzialmente dalla drastica diminuzione di dopamina prodotta dai neuroni nella substantia nigra, che ostacola quindi la sinapsi (cioè la comunicazione) con gli altri neuroni; inoltre, si possono manifestare anche accumuli di alfa-sinucleina, una proteina che si ritiene essere la principale divulgatrice della malattia nel cervello, sebbene gli studi non abbiano ancora dato una conferma sull’origine vera e propria della malattia.
Normalmente, questo disturbo colpisce i più anziani, con una percentuale di 3-4% della popolazione sopra gli 80 anni; esiste, tuttavia, anche una forma di Parkinson che colpisce l’età più giovane.

La MP (morbo di Parkinson) giovanile è simile a quella senile, ma presenta alcune differenze, come ad esempio una maggior lentezza nella progressione della malattia e la distonia (disturbo del movimento caratterizzata da contrazioni muscolari involontarie che comportano posizioni anomale); le complicanze motorie si presentano più precocemente, talvolta accompagnate da disturbi psichici e comportamentali, come depressione e ansia.

Inoltre, col passare del tempo, i consueti farmaci che vengono prescritti potrebbero anche non funzionare più, rendendosi quasi inutili e lasciando la malattia “libera” di crescere.

Esistono cure per alleviare i sintomi del morbo: si passa dalle medicine a trattamenti chirurgici, seppur invasivi.

 

la dbs

Un esempio di impianto invasivo è la DBS, ovvero la DEEP BRAIN STIMULATION.
Come sappiamo, i neuroni “comunicano” e scambiano informazioni attraverso dei segnali elettrici, cioè mediante sinapsi, fortemente compromessa in questo morbo, tanto da impedire il pieno controllo del proprio corpo.

La DBS consiste nell’impiantare direttamente nel cervello dei fili dotati di microelettrodi; i fili poi vengono collegati ad un pacemaker in grado di rilasciare impulsi elettrici che vanno a stimolare i circuiti cerebrali, portando al morbo dei benefici, anche del 60%.

DBS- stimolazione cerebrale profonda
DBS- stimolazione cerebrale profonda.
www.dailymail.co.uk

I primi studi sono stati effettuati negli Stati Uniti (pubblicati nella rivista Lancet Neurology), dove sono stati coinvolti 136 pazienti; l’obiettivo dello studio era quello di poter misurare gli intervalli tra gli episodi di discinesia, per un periodo di tre mesi, cioè osservare per quanto tempo un paziente potesse condurre una vita normale senza il manifestarsi di movimenti involontari.
I risultati sono stati decisamente significativi e come asserisce Michael S. Okun, MD, Direttore Amministrativo dell’Università della Florida:

“I dati di questo studio rappresentano l’evoluzione dell’approccio al trattamento con stimolazione cerebrale profonda e forniscono nuovi elementi di prova degli effetti positivi
che questa terapia può fornire ai pazienti”

Gli scienziati e i medici non ritengono la DBS un rimedio definitivo del morbo, ma sicuramente è in grado di apportare benefici notevoli alla vita di chi è affetto da MP.

MAX VIVIANI
“C’ho questa vita, viviamola fino alla fine”

Recentemente proprio riguardo a questo disturbo neruodegenerativo è stato mandato in onda dal programma TV “Le Iene” un servizio su Max Viviani, un uomo affetto da MP sin dall’età di 17 anni (uno dei primi casi di Parkinson giovanile in Italia) in cui vengono raccontate la sua vita e le continue lotte con la malattia.

Max si sottoporrà alla DBS, con la speranza di poter alleviare anche solo del 10% la sua convivenza con il morbo ed è consapevole del fatto che l’intervento avverrà da sveglio, solo con una blanda sedazione (come spiegato dal Professor Angelo Franzini, direttore di neurochirurgia all’istituto C. Besta di Milano), in quanto il medico operante dovrà capire se il posizionamento dei microelettrodi risulterà esatto, test che può essere confermato solo da svegli.

“Va bene sicuro, te lo dico io che va bene.

Perché peggio di così non può andare, peggio di così non può andare, tutto quello che arriva dopo è sicuramente meglio. A me
basta anche star bene il 10% in più.
Perché la vita è bella ed è degna di essere vissuta in ogni caso

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