La ricerca di una cura per l’Alzheimer continua a progredire, questa volta grazie ad uno studio condotto in collaborazione dal Medical Research Council e dall’Indiana University School of Medicine, che include nel suo team anche l’italiano Bernardino Ghetti, ex direttore dell’Indiana Alzheimer Disease Center. Lo studio, pubblicato su Nature, è stato condotto sul cervello di una donna che aveva sofferto per dieci anni della malattia di Alzheimer utilizzando una tecnologia d’avanguardia, la Criomicroscopia elettronica.

Questa tecnica permette di analizzare i tessuti al loro stato naturale, seppur congelati, senza l’introduzione di liquidi coloranti o di contrasto. Sono stati così osservati, in maniera ravvicinata, i filamenti generati dalla proteina tau.

Cura Alzheimer: in cosa consiste il progresso?

Studiare l'Alzheimer con la criomicroscopia elettronica
Confronto tra un cervello sano ed uno malato di Alzheimer. In particolare, vengono evidenziate le aree del linguaggio e della memoria.
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L’utilizzo della Criomicroscopia elettronica ha permesso un’osservazione più ravvicinata dei filamenti prodotti dalla proteina tau. Tali filamenti non sono visibili mediante l’utilizzo di un normale microscopio, per questo non è mai stato possibile studiarli in maniera approfondita e comprendere quali sostanze li compongano. Se queste venissero individuate, invece, sarebbe possibile sintetizzare un farmaco in grado di dissolvere i filamenti o, addirittura, di prevenire la loro formazione.

Ad oggi, infatti, non esiste una cura per l’Alzheimer che non sia palliativa, per questo, se si comprendesse contro quali sostanze agire, si potrebbe arrivare a definire una cura Alzheimer definitiva che andasse a combattere concretamente la malattia già in atto o, perlomeno, ad arginarne lo sviluppo.

Cura Alzheimer: che ruolo ha la proteina tau?

La proteina tau, se funzionante in maniera corretta, ha come principale ruolo quello di stabilizzare i microtubuli, strutture attraverso le quali avviene il trasporto di svariate molecole dal corpo dei neuroni al resto delle sinapsi.

Tuttavia, quando le proteine tau cominciano ad avere un comportamento abnorme esse producono dei filamenti dalla superficie idrorepellente che avvolgono la materia cerebrale andando ad inibire il suo normale funzionamento e trasformandosi in una delle cause concorrenti allo sviluppo del morbo di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.

Cura Alzheimer: non solo farmaci

Un’altra interessante scoperta che l’utilizzo della Criomicroscopia elettronica ha reso possibile è stata la presenza di eliche sulle estremità di tali filamenti, che i medici hanno dichiarato troppo evolute per non essere una struttura in grado di apportare dei benefici alla proteina. Pertanto, è lecito pensare che si tratti di una struttura caratteristica della proteina tau anomala responsabile della malattia di Alzheimer e che quindi potrà fungere, in futuro, da biomarker, ovvero da struttura di riconoscimento di un cervello malato.

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