Se nel 2016 la scienza è riuscita a donare al mondo un bambino con un patrimonio genetico derivante da ben 3 genitori, il 2017 non è da meno.

Dalla California, precisamente dalla Salk Institute of Biological Studies di Jolla, un gruppo di ricercatori è riuscito a creare il primo embrione ibrido uomo-maiale, iniettando cellule staminali umane nell’embrione suino, in seguito impiantato nell’utero di una scrofa per permetterne lo sviluppo.

 

Il termine “chimera”, con cui è stato preventivamente nominato l’ibrido, proviene dall’immaginario mitologico greco, che lo definisce come un unico essere formato da due metà appartenenti a specie completamente diverse.

Ciò che ne deriverà non sarà molto diverso, ma la finalità è una sola e ben precisa, ovvero cercare di trovare una soluzione ad una tra le pietre miliari dei quesiti della scienza: è possibile far crescere organi umani in un ambiente fisiologico animale?
La risposta pare proprio essere positiva: dopo 4 settimane l’embrione aveva sviluppato tessuti simili a polmoni, cuore e reni umani.

Una tale circostanza non è affatto esente dall’insorgenza di questioni etiche, in particolare nella ipotetica prospettiva che si possano letteralmente creare animali con un’intelligenza alla stregua di quella umana.

Tuttavia, questa ipotesi non deve distogliere l’attenzione dalla vera finalità dello studio.

Juan Carlos Izpisua Belmonte, Professore alla suddetta università che ha guidato l’intera ricerca, assicura

“ lo scopo finale è quello di poter riuscire a far crescere organi e tessuti umani trapiantabili, sebbene questa stessa ricerca sia ad un punto ancora molto lontano e costituisca solo il primo step”

Tuttavia, la US National Institutes of Health (NIH) ha imposto un “moratorium”, ossia un ordine di sospensione temporaneo per ottenere un permesso concesso dalla legge per continuare la ricerca.

LA RICERCA

Pubblicata nella rivista Cell, nel paper si sottolinea quanto sia effimera la quantità di cellule staminali umane utilizzate: solamente 1 cellula su 100.000.
Inoltre, più di 150 tra gli embrioni sperimentati hanno presentato più fattezze suine che umane, partendo da un contributo umano di circa 10.000 cellule.

Processo di realizzazione dell'embrione chimera
Processo di realizzazione dell’embrione chimera
Guardian graphic, Cell Press, Wu et al.

“Dopo 28 giorni, lasso di tempo che corrisponde al primo trimestre nella gestazione suina, gli embrioni sono stati rimossi per poter essere studiati e in seguito distrutti.
É un tempo necessario e sufficiente per capire il comportamento del mix delle varie cellule, onde evitare questioni etiche riguardanti uno studio su una chimera “matura” ”

spiega sempre Belmonte.

L’intero team si augura che questa ricerca non solo possa spianare la strada alla realizzazione di organi per il trapianto geneticamente simili al paziente, ma che possano anche essere utilizzati per testare farmaci.
Grande ammirazione è giunta anche dal Professor Daniel Garry dell’Università del Minnesota, cardiologo e capo di un altro esperimento “chimera” molto simile a questo, definendolo come un significativo passo avanti, in grado di sollevare sia opportunità che proteste.
In realtà la prima chimera fu creata già almeno una decade fa, fondendo cellule dei topi e dei ratti, ma mai nessuno prima aveva preso in considerazione l’utilizzo di cellule umane.

Secondo lo stesso Belmonte, la paura che si crei una creatura dall’intelligenza semi umana è stata influenzata troppo dall’idea mitologica stessa, non considerando con oggettività quel che è possibile creare realmente con esperimenti meticolosamente controllati.
Troppi film, insomma.

“Le cellule umane sono state “illuminate” con una proteina specifica e nella zona cerebrale dell’embrione non ne sono state trovate. 
Molti animali hanno la capacità di rigenerare le proprie cellule, tranne l’uomo; il nostro lavoro potrebbe essere un punto di partenza anche per questo, rigenerazione delle cellule umane.”

Infine, Belmonte conclude:

“L’idea dell’animale che nasce con organi composti da cellule umane crea reazioni variegate che, però, devono essere affrontate.”

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