Il Micra™ Transcatheter Pacing System (TPS), dispositivo  della Medtronic, è il pacemaker più piccolo del mondo. È stato impiantato al Policlinico di Bari dall’équipe diretta dal Dottor Stefano Favale, direttore della Cardiologia Universitaria, con un intervento durato appena tre minuti.

Micra Transcatheter Pacing System - Medtronic
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Il sistema Micra™TPS è più piccolo del 93% rispetto ad un pacemaker convenzionale, non richiede l’impiego di elettrocateteri e viene impiantato mediante una procedura minimamente invasiva direttamente all’interno del cuore.

È un dispositivo monocamerale poiché stimola solo il ventricolo destro all’interno del quale è condotto utilizzando un catetere inserito all’interno della vena femorale. Giunto nella camera cardiaca si ancora alla parete mediante piccoli ganci in Nitinol e rilascia impulsi elettrici attraverso un elettrodo presente sulla sua estremità; una volta impiantato è possibile riposizionarlo in caso di necessità.

Micra™TPS risponde ai livelli di attività del paziente variando automaticamente l’erogazione degli stimoli elettrici. Nonostante le dimensioni molto ridotte è dotato di una batteria che garantisce una durata media di 10 anni e consente al paziente di sottoporsi a scansioni RMI full-body e alle più avanzate  tecniche di imaging.

Nell’Aprile 2015 Medtronic ha annunciato di aver ricevuto il marchio CE (Conformité Européenne) per il Micra™TPS sulla base dei risultati ottenuti dallo studio Micra™ Transcatheter Pacing Study su 60 pazienti a distanza di tre mesi dall’impianto.

Durante la Annual Scientific Session della Heart Rhythm Society del Maggio scorso sono stati presentati i risultati ottenuti su 140 pazienti di vari profili: tutti gli impianti hanno avuto successo, solo il 5.7% dei pazienti è andato incontro ad eventi avversi (percentuale compatibile con i metodi tradizionali) e non ci sono stati decessi legati alla procedura di impianto.

Questa tecnologia supera le complicazioni a cui si poteva andare incontro impiantando il classico pacemaker in quanto di fatto non richiede un intervento chirurgico vero e proprio e aumenta la qualità di vita dei pazienti dal momento che non mostrano segni visibili della presenza del device.

A cura del dott. in Ingegneria Biomedica Stefano Stravato

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